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Perché tutti i manager dovrebbero venire al Festival...

La lucida analisi di Leo Bassi, ex manager di Tacchini e Benetton, che sul grande evento di fitness ha sempre creduto.

Una mattina di metà giugno 1993 stavo preparando una presentazione per il torneo del Roland Garros, che come sempre avrei poi seguito per Tuttosport. Piero Dardanello, il direttore di allora, mi telefonò a casa chiedendomi se potevo coprirgli il servizio per un Festival sportivo che si svolgeva a Rimini. Io ne sapevo pochissimo, Dardanello ancora meno. “Non so bene cosa sia – mi spiegò – ma mi hanno detto che vale la pena vederlo. Non fartelo raccontare però, vai lì e cerca di tirare fuori il succo”. A conferma che non ne sapeva nulla, mi liquidò con la frase classica che ancor oggi le redazioni usano spesso con i corrispondenti: ”trasmetti trenta righe più i risultati”.
Andai a Rimini, e quella fu la mia prima volta al Festival del Fitness. Visto che i “risultati” non c’erano, mandai quaranta righe sperando che non me le tagliassero. Non solo non me le tagliarono, ma visto che parlavo l’inglese mi affidarono per il giorno successivo un’intervista a un grande personaggio dell’aerobica “made in USA”, l’unica che a quel tempo, sull’onda delle videocassette di Jane Fonda, avesse diritto di cittadinanza nelle nostre palestre. Era una dimostrazione di grande attenzione, da parte di un giornale (ma per la Gazzetta o il Corriere delle sport vale lo stesso discorso) che per la quasi totalità vive di e sul calcio. Il lavoro che mi era stato affidato non era stato difficile, ma per me fu comunque un’esperienza preziosa e indimenticabile. Avevo conosciuto un mondo nuovo, ma soprattutto mi ero reso conto che la predisposizione di moltissime persone verso l’attività fisica stava cambiando perché da luogo di penitenza per pochi, la palestra e la corsa erano diventate il centro di gravità di un nuovo modo di “essere sportivi”. Già allora, Rimini anticipava le tendenze che avrebbero poi trasformato il fitness nel più clamoroso boom della storia sportiva in Italia.
Sono tornato a Rimini da giornalista nel 1994, poi per i sette anni successivi da manager d’azienda.

Nel ’96, non mi fu difficile convincere Sergio Tacchini a scegliere Rimini per la presentazione di una nuova, bellissima linea di abbigliamento per il fitness, poi purtroppo abbandonata. Nel ’99, dovetti invece insistere parecchio e assumermi qualche rischio per portare al Festival la Benetton, che era sempre stata piuttosto refrattaria (con qualche ragione) a partecipare a Fiere aperte al pubblico. Mi capitò di parlarne con Luciano Benetton, e gli spiegai che il Festival non era una Fiera e che aveva una carica di intensità, di elettricità, di interesse che non trovava riscontro nemmeno in molti avvenimenti sportivi a cui mi era capitato di assistere, fossero essi un grande incontro di calcio o di boxe. “Dobbiamo esserci, se vogliamo diventare grandi anche nello sport. E se ci dovesse andare male, avremo almeno capito quali saranno le tendenze per i prossimi anni”. Sapevo di giocarmi un pezzo di credibilità personale, allora azzardai: ”Penso che dovrebbero fare un salto a Rimini i nostri responsabili del prodotto, e i direttori marketing di tutti i marchi sportivi”. Sarà stato per quella frase ad effetto, fatto sta che alla fine Benetton si convinse e mi congedò dicendomi: ”mi raccomando, andiamoci ai nostri livelli”, ben sapendo che il messaggio, pur breve, era forte e chiaro. Non mi chiese più niente su Rimini ma quattro mesi più tardi, durante una riunione su tutt’altro argomento, mi disse: ”so che siamo andati piuttosto bene a quel Festival…”. Ancor oggi, lo considero uno dei migliori complimenti che mi siano stati fatti.

Con dieci anni di presenza a diversi livelli, credo di poter dire che a Rimini dovrebbero venirci tutti: i giornalisti per essere aggiornati, gli addetti ai lavori per essere al passo e capire come il progresso ha cambiato stili e metodologie dello sport, gli uomini d’azienda (anche non legati allo sport) per misurare dove tira il vento, i semplici appassionati per trovare l’atmosfera, il calore, in una parola l’ambiente che è a loro più familiare. Quest’anno il programma è il più ricco di sempre, ma da sportivo non rinuncerei al Festival nemmeno se il programma fosse quello di dieci anni fa. In fondo facciamo sport perché vogliamo tutti vivere meglio, e Rimini è certamente la migliore palestra per capire come fare. Buon divertimento.

 

 

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