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Il Fitness in Italia? E’ nato col Festival…
In 13 anni abbiamo cambiato lo stile di vita di milioni di persone

Faccia a faccia con Gabriele Brustenghi, che ha inventato il Festival nel lontano 1989, lo ha esportato in America, a Miami, ed ha ambiziosi progetti per il futuro…
Le vecchie Nike di Gabriele Brustenghi correvano ormai da qualche giorno sul sidewalk tra Venice, Malibu, Santa Monica e Marina del Rey. Andavano quasi da sole, inseguendo i pensieri e soprattutto le idee di chi ha passato la sua vita ad inventarsi eventi, costruire personaggi e ruoli, lanciare aziende. Gabriele Brustenghi, del resto, è stato il pioniere dell’ingresso degli sponsor nel mondo del calcio, quando era dirigente del Perugia e proprio grazie ad i soldi del Pastificio Ponte trovò il modo di portare a giocare in provincia il giocatore più forte del mondo, Paolo Rossi.
Era il 1979. Nemmeno dieci anni dopo, correndo tra le palme della California assieme a Vania Seccarelli ed Andrea Lato, coi quali aveva creato la Progetti International, Brustenghi ebbe l’idea che ha cambiato il mondo dello sport in Italia.
“Vedevamo uomini e donne di tutte le età che ci giravano attorno impegnati in tutte le attività possibili ed immaginabili: corsa, bici, surf, nuoto, walking, aerobica, pattini, body building. Una specie di palestra a cielo aperto. Ci siamo detti: perché non mettiamo assieme tutti questi eventi per crearne uno che li comprenda, e magari lo lanciamo in Italia? Detto e fatto: trovammo una città come Rimini, la Santa Monica italiana, trovammo le sponsorizzazioni giuste, e l’anno successivo, 1989, partì la prima edizione del Festival del Fitness. Vennero 5mila persone. Adesso, alla quattordicesima edizione, ne aspettiamo 400mila…”.

QUANDO ERAVAMO IN CINQUEMILA…
Il Festival del Fitness ha cambiato anche il modo di intendere lo sport in Italia…
”Sicuro. Con il Festival e con questa rivista, abbiamo seminato e alla fine raccolto. Sono convinto che almeno metà delle nuove palestre sorte negli ultimi anni abbiano preso spunto e impulso dal Festival. La gente veniva e si trovava dinnanzi ad un fenomeno nuovo ed epocale. Si stupiva di vedere tante persone e tanti ambiti sportivi fondersi tra di loro, diventava protagonista del Festival senza nemmeno accorgersi. Ed una volta tornati a casa tutti capivano di aver preso parte a qualcosa di emozionante, di coinvolgente, di irrinunciabile. Non per niente i visitatori sono aumentati anno dopo anno, ed ormai sono decine di migliaia le persone che segnano la data del Festival su calendario, che non rinuncerebbero a venire a Rimini per nulla al mondo. Un mix di persone di tutte le età che hanno come unico scopo quello di sudare, di ridere, di provare nuove prodotti, di conoscersi. Sarei proprio curioso di sapere quante persone si sono messe insieme (o si sono lasciate…) durante il Festival…”.
Ovvio il riferimento alle notti riminesi…
“Non solo a quello. Chiaro che la costiera romagnola offre tantissimo, e la giornata non finisce mai alla chiusura del Festival. Chi ha buona resistenza salta durante il giorno e balla la notte. Anche questa, se vogliamo, è qualità della vita. E’ lo stile che abbiamo cercato di lanciare: sport si, ma senza tanti cronometri e classifiche. Sport per stare bene con se stessi. Per potersi permettere di mangiare senza restrizioni ed anche di fare le ore piccole…”.
IL SUCCESSO ARRIVO’ COI TITOLI DEI TG
Sarà per questo che anche aziende non di settore si sono buttate a capofitto sul Festival…
“Esatto. Hanno capito che quando si muovono cento-duecento-trecento-quattrocentomila persone sta succedendo qualcosa di importante. Dirò di più: che il fitness stesse diventando un fenomeno stratosferico l’ha capito prima la gente e poi le agenzie pubblicitarie e gli uffici marketing di tante grandi aziende. Poi, certamente, tutti hanno apprezzato questa interattività, questa perfetta fusione tra prodotti, eventi, show e business. E’ un dato sul quale dovrebbero meditare in molti…”.
Quando ha capito che l’idea-festival aveva fatto centro?
“Beh, chi mi conosce sa che non ho mai avuto dubbi, ma se dovessi mettere un punto fermo sulla consacrazione definitiva del Festival, tornei indietro di tre anni, a quando i principali telegiornali delle 20 misero tra i titoli questa notizia:” code chilometriche al casello di Rimini per il Festival del Fitness”. Capito? Non stavamo parlando di una partita o di un concerto, ma di fitness! Idem lo scorso anno, quando ho visto, poche ore prima dell’apertura dei cancelli, gente che aveva passato la notte lì fuori dentro i sacchi a pelo o nei camper parcheggiati attorno. Una attesa, una spasmodica voglia di esserci, e di esserci subito, che appare allo stesso tempo fantastica e inspiegabile”.
L’EDUCAZIONE DELLA GENTE DI SPORT
Pensavo mi avesse risposto citando lo sbarco a Miami…
“Anche quella è stata ed è una avventura entusiasmante, giunta alla quarta edizione. La considero come la prova che la creatività italiana è senza limiti. Gli americani hanno inventato il fitness, con rigore e pragmatismo. Noi ci abbiamo messo la fantasia, la voglia, la passione, il pallino dell’organizzazione ed anche, se vogliamo, il senso della sfida. La prima pagina conquistata sul Miami Herald di giovedì 28 marzo è stata la dimostrazione che avevamo di nuovo fatto centro…”.
Da Rimini a Miami, un magazine che (modestamente) è una bibbia del fitness…Qual è la prossima tappa?
“Portare qualche milione di persone al Festival. Da tutto il mondo. Non ho alcun dubbio sul fatto che ci riusciremo e che tutti diventeranno i nostri migliori ambasciatori nelle loro nazioni. Perché l’ultima cosa che vorrei far notare, con legittimo orgoglio, è che in tredici anni di Festival non c’è stata mai una spinta, mai un po’ di trambusto. Niente di niente. Milioni di persone in tuta hanno pazientemente atteso, camminato, sostato, mangiato, corso, saltato. Senza mai protestare. E’ questa l’educazione della nostra gente. L’educazione di ci fa dello sport uno stile di vita”.
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